ioeilvento

Il vento caldo o freddo, violento o carezzevole. Eccitante o mortale. Il vento libero di andare e tornare. Libero di volare.

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mercoledì, 23 luglio 2008

Bisogni

Bisogno di andare in vacanza. Crescente, smisurato bisogno. E delle persone che amo e che mi amano. E di mare, tanto mare e sole e dormite fino a tardi e chiaccherate fino a notte fonda con gli amici cari dai quali sono lontana. Sospesa in questa nuova città molto diversa dalla mia. In tutto. E bisogno di rivedere Napoli, la mia bellissima e grassa puttana che si offre con le sue movenze suadenti e calde e t'ingoia in un sol boccone, se non stai attento ai suoi splendenti denti aguzzi. Napoli di cui ora non voglio parlare troppo perchè troppo si è detto e scritto e il troppo stroppia, si sa.

E' tempo di staccare la spina. Di dimenticare per un pò il lavoro, i colpevoli e gli innocenti, la mia casa da single ancora da rifinire, il cielo strano di Milano, queste mesi passati tra una grande gioia ed un grande dolore, il senso di amaro, la solitudine, gli amici di uscita, i films e le mostre.

E' tempo di tornare al mio mare. D'immergermi in acque cristalline. Di mettere sù lo s-costumino e rendere dorata la mia pelle. Di cene fuori al giardino delle casa di vacanza. Tra gli strilli di Adriana, Roberta e Pasquale, i miei nipotini. Di annusare il loro odore fresco e tenero. Di dimenticare il dolore. Per un pò.

E' tempo di mangiare angurie gelate e spaghetti con le vongole. Di farmi coccolare un pò da mia madre e di discutere, tra il serio ed il faceto, con mio padre. Di rivederli questi miei giovanissimi genitori. Mamma che si mette a ballare come una forsennata per far ridere le bimbe e babbo che è felice come un bambino quando può correre sul gommone.

E' tempo di andare in vacanza e di ritornare a casa. Perchè per ora è ancora quella la mia casa.

Tornerò a Milano e avrò ancora la voglia e la determinazione di crescere e di migliorare. Ma ora ho bisogno di vacanza.

Un crescente e smisurato bisogno.


postato da: iisabel alle ore 13:38 | link | commenti (10)
categorie: vita, desideri, mancanze, vir napoli e pò muor
mercoledì, 02 luglio 2008

Il temporale

Camminava leggera nel suo vestito lungo e colorato. Era stata a casa di un’amica, aveva giocato con il figlio di lei e chiacchierato un pò ed ora, dopo aver fatto scorta di films e patatine, stava ritornando a casa.

Le prima gocce arrivarono all’improvviso. Lei accelerò il passo per dirigersi alla fermata del tram. Il tratto era breve e lei sperava di raggiungere la pensilina prima che si scatenasse il temporale. Il vento era diventato impetuoso e la pioggia scendeva giù a scrosci violenti. Giunta alla fermata era ormai zuppa e lì  trovò altre persone conciate non meglio di lei. I lampi violenti illuminavano i  loro volti turbati da quel temporale inatteso.

Il vestito le si era attaccato addosso come una seconda pelle. Cominciava ad avere freddo ed anche una sottile paura. Paura per quella tempesta che aveva sradicato un albero proprio nelle vicinanze della fermata. Paura per gli sguardi lascivi di alcuni ragazzi che si posavano indiscreti su di lei.

Guardò l’orologio. Erano orami le nove e trenta.

Finalmente arrivò il bus e lei vi salì veloce, tenendosi la borsa stretta al petto a coprire il seno reso visibile dal vestito bagnato.

Il conducente andava pianissimo e si fermava spesso a causa della tempesta che impediva la visibilità e rendeva pericoloso il cammino.

Lei tremava dal freddo. I capelli totalmente fradici erano come un manto di ghiaccio.

Ad un tratto il bus si fermò. Non poteva più proseguire.

Dopo un attimo di sgomento, lei scese dal pullman rassegnata a dover fare un il restante tratto a piedi. Sarebbe stato impossibile trovare un taxi. Così, bagnata fradicia, continuò a camminare.

La strada sembrava un fiume. Rami di alberi, buste, detriti vari. E quei lampi che continuavano a saettare. Nel tragitto trovò un altro albero sradicato e dovette staccare la batteria al cellulare perché aveva iniziato a vibrare quasi fosse in punto di esplodere.

Gli ultimi 600 metri li fece quasi correndo.

Ora aveva davvero paura. Quei lampi continui la terrorizzavano. E aveva sempre più freddo.

Arrivò a casa tremante.

Si spogliò subito e si mise sotto il getto caldo della doccia.

Sentì arrivare un fiotto di lacrime ma le ricacciò indietro. Lei era forte. Lei non doveva piangere. Come sempre se l’era cavata da sola. Senza chiedere aiuto a nessuno.

Si sentì sola.

Infinitamente sola.

Se avesse avuto lì la sua macchina, non si sarebbe trovata in quella situazione.

Se fosse stata nella sua città, non avrebbe dovuto camminare nella pioggia perché ci sarebbe stato qualcuno che,  preoccupato, sarebbe andato a prenderla.

Se avesse avuto…se, troppi ed inutili se. 

Sorrise amara alla sua immagine nello specchio.

Aveva avuto paura come una bambina in un bosco buio.

Ma ora era a casa.

In tv davano la finale degli Europei. Mise sù un film, prese le patatine e del succo all’arancia rossa e lasciò che la trama del film e il gusto delle leccornie, le togliessero dalla pelle quella sensazione di freddo. Ma il freddo rimase e l’amaro pure.

Il giorno dopo i giornali parlarono di una vera tromba d’aria. Di danni a cose e persone. Di pericolo.

Lei lesse quelle notizie quasi con distacco.

Qualcosa era cambiato dentro di lei.

Posò il giornale e si rimise al lavoro.

 

 


postato da: iisabel alle ore 10:49 | link | commenti (8)
categorie: vita, brividi, mancanze
lunedì, 03 marzo 2008

Saramago e il Saggio sulla luciditĂ 

In un paese non identificato, che potrebbe essere uno qualsiasi anche il nostro,alle elezioni si verifica un evento straordinario: il 70% delle schede sono bianche. Il governo preoccupato annulla le elezioni e ne promuove altre, ma la situazione peggiora ed infatti il numero delle schede bianche  arriva quasi al 100%.

I governanti e tutti i loro affiliati, compresi i personaggi di spicco della Chiesa, terrorizzati dalla situazione, decidono di abbandonare il paese, lasciando sul posto alcuni uomini ad indagare per capire chi sia a capo di questa rivoluzione bianca. Sono convinti, infatti, che abbandonare a se stessi i cittadini, li farà spaventare e ricredere ma le cose non vanno proprio così.

In una situazione in cui non esistono più regole né servi o padroni, si scatenano i peggiori ma anche i migliori istinti umani in un crescendo che fa commuovere e riflettere e soprattutto capire che arriva un momento in cui nella vita bisogna fare una scelta: essere un Uomo o un burattino. Ed in quel momento la verità di se stessi è ineluttabile e chiara proprio come il bianco di una scheda per votare

postato da: iisabel alle ore 09:38 | link | commenti (1)
categorie: vita, libertĂ , politica e politicanti
giovedì, 24 gennaio 2008

Traslocando...

E  Domenica, dopo un po’ di ritardi vari, grazie all’aiuto di un amico( Santo ti faranno! Santuzzo diventerai!)  che viene da Asti solo per darmi una mano ed una macchina per poter spostare le cose( veramente non so come avrei fatto  senza il tuo aiuto! Grazie assaje!)), finalmente faccio il famoso trasloco!!! E da Lunedì mattina entro definitivamente nella mia casa.

La mia casa.

La casa nella quale vivrò da sola. Che dovrò gestire e curare e, con il tempo, personalizzare a modo mio. Certo dovrò anche ammazzarmi a pulirla! Ci sono stati gli imbianchini e la casa è vuota da un po’, quindi mi aspetta un Lunedì di durissimo lavoro. Ma pulirò “la mia casa”.

Ora ve la descrivo un po’.

E’ un bilocale abbastanza grande, ha due balconcini, è al sesto piano di un super-condominio( a Napoli diremmo in un parco, ma ho scoperto che qui i parchi sono i nostri Giardinetti o Ville Comunali) e si trova in zona Milano Sud-Est. Certo non è centralissima e nel week uscire e tornare  tardi da sola a piedi, non mi sarà possibile come ora, ma è ad 1 km dallo studio nel quale collaboro, a 300 mt da una piazza ( mi sembra si chiami piazzale Bologna…..mmmm..dovrò imparare ad orientarmi da lì) nella quale ci sono varie fermate del pullman ed una Conad per fare la spesa, e a 600 mt ha la metro gialla che mi arriva fino al Duomo, direi quindi che sto messa bene! E poi pago una cifra irrisoria per Milano e non ho vincoli di durata né anticipi in contanti da versare, cose queste che al momento, date le esigue finanze, mi vanno proprio a pennello!

Per quanto riguarda l’interno c’è poco da dire. Ha giusto i mobili essenziali( tranne la lavatrice che dovrò comprare….mi sa che per un po’ laverò a mano! Almeno finchè non trovo una super-offerta)  però dispone di un divano che può essere usato come letto per eventuali ospiti e questa è già una grande cosa.

Lunedì sera arrivano anche i miei genitori per portarmi un po’ di cose che mi sono indispensabili quantomeno per iniziare a viverci e sono felice di poterli riabbracciare. Non li vedo da 1 mese e di scendere giù io, se ne parlerà solo ad inizio Marzo.  Mi mancano. Ed io manco loro. Mia madre la sento spesso ma papà no. Prima che trovassi lavoro, quando ancora non era certo il mio trasferimento, mi chiamava sempre ma ora che veramente mi sono trasferita, non mi chiama più e quando sono io a chiamare, mi liquida in poche parole.

Credo che stia soffrendo enormemente e, per difendersi dal dolore, cerchi di non pensare a me, quasi non esistessi…. Mi fa male questa sua finta indifferenza, ma so che è dettata dalla sua incapacità di affrontare questo mio distacco. 

Forse è meglio che la finisco qui. Ho approfittato già troppo della vostra attenzione.

E perdonatemi per questo post che certo non è profondo, né ironico né emozionante ma avevo bisogno di scriverlo. Perché in fondo, benché io sia eccitata per tutti questi cambiamenti, sono anche impaurita e tesa. Con il problema pratico del trasloco, ho sentito per la prima volta, profondamente da che sono qui, il senso dell’esser sola. Del non poter dare per scontato( come avrei potuto stando a Napoli) che ci sarebbero state tante mani ad aiutarmi. Di dover fare i conti con la mancanza anche delle piccole e grandi comodità che avevo giù. La mia macchina, i miei libri e una lavatrice per esempio. Di dover affrontare, da oggi, i piccoli intoppi quotidiani (dallo sturare un lavandino  al portare buste pesanti della spesa a piedi)  da sola. Di non avere qui chi può preparami un brodino o comprarmi le medicine per una febbre alta o semplicemente tenermi compagnia in una sera d’influenza feroce.

Insomma, avrete capito, che avevo bisogno solo di  sfogarmi un po’.

Chiedo ancora venia e ringrazio chi di voi ha avuto la pazienza di leggermi fino in fondo.

Un bacio a tutti.

 


postato da: iisabel alle ore 10:59 | link | commenti (11)
categorie: vita, la mia casa, certi giorni
martedì, 15 gennaio 2008

La vita e la morte

Notte fonda. Lei guarda l’orologio che segna le 02.30. Domattina deve star sù alle otto ,ma non riesce a dormire.

Si alza, prepara un tè con il miele, si rimette a letto e accende una sigaretta. Il fumo disegna cerchi pallidi alla luce fioca della lampada.

Continua a pensare a ciò che le è stato comunicato qualche ora prima.

Il padre di un suo amico, alla fine di un cancro devastante, era morto quella mattina.

E proprio quella stessa mattina era nata Giulia, la figlia del suo amico.

Era molto probabile che nello stesso momento la morte dell’uno fosse coincisa con la venuta al mondo dell’altra.

La pioggia continua a battere, lenta ed incessante, sui vetri della sua camera da letto e lei cerca di farsi cullare da quel ticchettio come fosse una nenia per conciliare il sonno.

Quello strano, terribile eppure naturale intreccio tra una vita che arriva ed una che se ne va, l’ha colpita, lasciandole negli occhi il senso profondo della Natura Umana.

Dinanzi a sè ha l’immagine di due statue che si abbracciano, i cui volti guardano in direzioni opposte. Così vicine da creare un unico essere, eppure irrimediabilmente separate dai diversi orizzonti in cui puntano i loro sguardi.

Però si abbracciano, pensa lei e questo pensiero, non sa perchè, le da una benefica ondata di tepore.

La sigaretta è finita ed anche il tè. Spegne la lampada, chiude gli occhi e immagina un lungo abbraccio. Quell’abbraccio di cui la sua pelle avrebbe bisogno ora.   

Per non sentire la tristezza della lontananza.

Per abbandonarsi all'odore intenso della vita.

E per ritrovare il sonno perduto.  


postato da: iisabel alle ore 10:26 | link | commenti (2)
categorie: vita, certi giorni
mercoledì, 19 dicembre 2007

La mia prima casa...forse...

Ieri sono andata a vedere la casa nella quale dovrei trasferirmi qui a Milano. Un bilocale, arredato con l’essenziale, tranne la lavatrice che possibilmente comprerò di seconda mano, in un parco un po’ triste ma tranquillo. Certo non è una zona bella come quella in cui sono ora, ma il prezzo è imbattibile ed inoltre è abbastanza vicino allo studio presso il quale collaborerò. Non ho ancora dato la mia conferma perché ci sarebbe da definire un’ultima questione economica. Risolta quella, l’appartamento può essere mio anche da subito e considerando che l’amica che mi ospita a fine Gennaio va via,credo che sia l’unica soluzione che mi rimane.

Stanotte ho dormito poco e male.Mi sento un po’ confusa e preoccupata. So che sto facendo un salto nel buio ma credo che ci siano dei momenti della vita in cui bisogna rischiare. Certo spero che le cose vadano al meglio. Che il lavoro soprattutto vada bene e che io possa al più presto averne anche un maggiore rendimento economico.

Spero di trovarmi bene in questa città che sto imparando a conoscere.

Spero di aver scelto lo studio giusto.

Spero di non sentirmi troppo sola.

Spero……spero in tante cose.

Dicono che la fortuna aiuta gli audaci. Se è vero, dovrei venirne baciata. E appassionatamente per giunta.


postato da: iisabel alle ore 11:10 | link | commenti (10)
categorie: vita, la dea bendata, certi giorni
mercoledì, 24 ottobre 2007

Ancora

A volte mi perdo e mi sembra di non sapere più nulla. Di aver sbagliato tutto. Di aver amato troppo o troppo poco. Di aver scelto le strade sbagliate, le persone sbagliate, le scarpe sbagliate. Il senso del dolore mi riempie gli occhi ed io inforco lenti scure e cammino dritta per la mia strada, anche se mi fanno male i piedi. E combatto, combatto. E pago sempre il prezzo di ogni emozione vissuta e spesso è un prezzo alto e so che continuerò ad emozionarmi, a credere nella vita, nel senso profondo dell'amore, nel caldo gioco della passione e a pagare.

Ancora una volta.

 


postato da: iisabel alle ore 15:30 | link | commenti (3)
categorie: vita, certi giorni
martedì, 16 ottobre 2007

Certe notti

Certe notti proprio non ti va di dormire e pensi che sarebbe bello passarle a chiacchierare fitto fitto, la trapunta a scaldarti le gambe e il petto di un uomo ad accogliere i tuoi capelli.

Certe notti ti chiedi cosa c’è negli occhi scuri di quel ragazzo che nel vederti ti ha abbracciata stretta e ti ha detto che eri proprio bella quella sera, nonostante gli occhi un po’ gonfi per l’influenza appena trascorsa.

Certe notti accendi il computer e prenoti un volo per una città che non conosci, alla ricerca di un nuovo ritmo di vita, di occasioni diverse e di una voce. Ma in quella città non c’è il mare e il tuo cuore è abituato a battere seguendone le onde. Imparerà a battere seguendo altre note il tuo cuore?

Certe notti ascolti il silenzio ed è un buon silenzio. Un silenzio pieno. Un silenzio senza buchi né mancanze.

E poi ci sono notti come questa. In cui tra un biscotto al cioccolato, un vestitino appena comprato ed una telefonata piena di sorrisi, ti metti a letto e sogni. Perché tu sai sognare.

 


postato da: iisabel alle ore 23:00 | link | commenti (2)
categorie: vita, certe notti
venerdì, 20 luglio 2007

Estate 1992- Estate 2007

Perchè ci sono canzoni che ritornano così. All'improvviso. Come coloro alle quali sono legate.

E ancora una volta ti meravigli della loro bellezza.

E della vita.

Anche se vanno via subito. Quasi fossero state sogni.

Anche se lasciano una piccola ferita. Quasi fossero state lacrime.

E' la vita.


postato da: iisabel alle ore 17:36 | link | commenti (6)
categorie: vita, emozioni
martedì, 26 giugno 2007

Senza aggiungere altro


postato da: iisabel alle ore 13:31 | link | commenti (2)
categorie: vita, emozioni, sensi