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venerdì, 18 gennaio 2008

La pozione magica

In una grande contrada, dove le carrozze,gli abitanti ed i maniscalchi, non si fermavano mai, viveva in un piccolo castello una principessa.

Ella , impegnata  dal mattino alla sera nelle mille attività che il suo ruolo le imponeva, riusciva a viver serenamente le ore del giorno. La sua angustia incominciava al calar della notte. La principessa era tormentata dal ricordo dell’uomo perduto e, benché la sua mente, restia ai trabocchetti della memoria, prediligesse la dimenticanza ed il suo cuore orgoglioso e sincero, mal tollerasse gli amori amari, la sua pelle sembrava invece avere una memoria tale da esser paragonata a quella degli elefanti che, come raccontavano gli svariati libri che Ella aveva letto, pareva non dimenticassero mai.

Quella sua pelle, infatti, sensibilissima e morbida non riusciva a scacciare il ricordo delle mani sapienti  di colui che con intensità l’aveva sfiorata. Né poteva cancellare l’odore di lui, che rimaneva intatto nei suoi antri più intimi né il sapore che pareva indelebile ed immune a qualsiasi sapone. Tutto ciò faceva sì che questa sua pelle continuasse a desiderare profondamente ciò che aveva perduto e che non si rassegnasse al fatto che l’uomo desiderato l’ avesse dimenticata con molta  facilità, non accettando che esistevano uomini capaci di tanta calda intensità ed allo stesso tempo capaci di disfarsene, come non fosse mai esistita.

Più volte la principessa aveva tentato di ripulire la sua pelle da siffatti ricordi, sfregandola ferocemente con i più potenti saponi, ma quest’ultima, profumata e accaldata dopo le prolungate abluzioni,  pareva fremere di ancor più intenso desiderio.

Anche il cuore e la mente della principessa avevano tentato di dissuaderla dai tormenti del vano desiderio, inoculandole il velenoso pensiero dell’indifferenza che l’uomo desiderato aveva per lei e del di lui disinteresse e dimenticanza per i suoi odori, sapori e morbidezze sinuose. Ma questi rimedi parevano funzionare solo durante il giorno e per pochi momenti di notte.

Talvolta il sonno era riuscito a stendere il velo dell’oblio ma, spesso, anche durante quest’ultimo, i desideri della pelle si manifestavano accesi dai brevi sogni nei quali le mani di lui continuavano ad imprigionarla in un fuoco senza fine.

Ancor più duri erano stati i rimedi offertile dal Ciambellano di corte, che la conosceva da tanto e la stimava oltre ogni misura. Da codesto Le veniva rammentato continuamente che quell’odore tanto desiderato, quelle mani calde agognate, quel sapore intenso bramato, erano ora per un’altra e che lui non avesse alcuna malinconia né rimpianti per quella pelle abbandonata. Il Ciambellano era convinto che ripetendole ogni giorno quelle amare parole, quel desiderio folle sarebbe scomparso per lasciare il posto al rancore e alla dimenticanza.

Ma neanche questo placava le impermeabili voglie di quella pelle.

La principessa, su suggerimento della lucida mente e del cuore impavido, decise allora di rivolgersi alla Maga Nera, la più potente tra coloro che possedevano i segreti della magia.

Mandò un messo che, dopo giorni e giorni di cammino, finalmente trovò il rifugio della maga e la portò al castello.

Lì, seduta sul suo modesto ma regale trono vi era ad attenderla la principessa che tosto le narrò il motivo della chiamata.

La Maga Nera, dopo aver ascoltato in perfetto silenzio, si offrì di donare  alla principessa una pozione magica che, passata tutte le sere,  lungo tutta la sua pelle, ne cancellasse la possente memoria dei sensi.

Le annunciò, però, in tono oscuro, che questa pozione aveva una conseguenza terribile: la perdita totale ed eterna della capacità di amare da parte della pelle.

La principessa chiese del tempo per decidere cosa fare e, ritiratasi nelle sue stanze, ivi rimase per una notte intera durante la quale la mente ed il cuore furono messi al bando e venne dato ascolto solo alla pelle che scottava dall’infinito desiderio.

La principessa si chiese quale fosse il tormento maggiore: conservare intatta la memoria granitica della sua pelle così come era ora, ricevendone quindi tali angustie ma mantenendone integra la capacità di amare o cancellare questa potente memoria, allontanando dalla carne definitivamente il desiderio di lui, ma distruggendo per sempre l’innata dote di poter amare non solo con il cuore e con la mente, che non sarebbero stati danneggiati dalla pozione,  ma anche carnalmente con la sua appassionata pelle.

Quasi all’alba, stremata dall’indecisione, la principessa crollò in un sonno breve e profondo e sognò di essersi persa in un bosco buio e di non sapere se tornare indietro o proseguire, quando le si era avvicinato un uomo vecchissimo che con fare pacato le aveva detto di essere il Signore del Tempo e che poi le aveva sussurrato all’orecchio una sola parola: Aspetta.

Svegliatasi la principessa si era recata nella stanza dei ricevimenti ed aveva comunicato alla Maga nera, dopo averla ringraziata per l’aiuto offertole, che non intendeva prendere la pozione.

Tornata la sera e tornato con essa lo struggente desiderio di lui, la principessa con gli occhi lucidi di pianto ma anche di tenerezza, accarezzando la sua pelle, le sussurrò dolcemente: Aspetta. Aspetta che il Tempo faccia il suo lavoro. Arriverà la sera che ti addormenterai e non sentirai più il desiderio inappagabile di lui. E sarai libera dal dolore. E sarai anche pronta ad accogliere nuovamente un uomo. Un uomo che ti saprà toccare non solo con le mani ma anche con suo il cuore e la sua mente e la sua anima ed allora desiderai ancora e ancora. Perché è questa la tua natura, la mia natura. E solo il Tempo potrà farci guarire dalle malattie di un uomo desiderato e perso. E sta solo a noi scegliere di chiudere fuori l’amore o lasciare che c’invada. E che c’invada comunque vada.

Sempre.

 

 


postato da: iisabel alle ore 18:08 | link | commenti (4)
categorie: desideri, certi giorni, tra favola e realtÃ