Il vento caldo o freddo, violento o carezzevole. Eccitante o mortale. Il vento libero di andare e tornare. Libero di volare.
Rivoglio quel giorno lì.
Rivoglio il mare e il sole.
Rivoglio salsedine sulla pelle e brillio di felicità negli occhi.
Rivoglio il vento a scompigliarmi i capelli e l’incoscienza gioiosa di non sapere ciò che verrà dopo.
Rivoglio l’eccitazione, la sorpresa, la speranza.
Il sorriso stampato sulla faccia.
Le braccia aperte ad accogliere la vita.
La pelle accesa dal sole e dal desiderio.
Le mani libere da paure e dolore. Fatte solo per dare e ricevere carezze.
Rivoglio quel giorno lì.
Rivoglio la Vita.
Nuda.
Mi sono mostrata a te.
Senza orpelli né trucchi che nascondessero il mio viso.
Niente mascara ad allungare lo sguardo né colore sulle gote a mascherarne le imperfezioni.
Nuda.
Ho lasciato che i tuoi occhi vagassero sul mio corpo.
Al sole. Senza usare la notte a mascherarne i difetti né sottane di seta ad abbellirne le curve.
Nuda.
Ho accolto le tue mani calde ed impazienti di scoprire i contorni del seno, dei fianchi, delle cosce, dei glutei, della schiena.
Senza distrarne il percorso con mosse sensuali e languide carezze.
Ferma. Abbandonata. Tremante.
Nuda.
Ho ospitato le tue dita, la tua lingua, il tuo sesso.
E non ho coperto i miei odori e umori con saponi al fiordaliso a celarne la reale essenza.
Nuda.
Ho dato accoglienza al sonno tra le tue braccia.
Concedendoti di conoscere il totale abbandono del mio corpo.
Senza fingere di dormire. Senza paura di condividerne la profonda intimità.
Nuda.
Ho aperto gli occhi al sole del mattino e ai tuoi occhi.
Spogli di segreti e lenzuola ad occultarne il gonfiore mattutino.
Nuda.
Nella pelle e nell’anima.
Senza riflettere sulle parole da dire e non dire. Né sulle lacrime che hanno bagnato il mio viso.
Quelle lacrime che tu hai baciato.
Come io avevo baciato le tue.
Nuda.
Indifesa.
Completamente.
Come te.
Grazie a te.
In un paese non identificato, che potrebbe essere uno qualsiasi anche il nostro,alle elezioni si verifica un evento straordinario: il 70% delle schede sono bianche. Il governo preoccupato annulla le elezioni e ne promuove altre, ma la situazione peggiora ed infatti il numero delle schede bianche arriva quasi al 100%.
I governanti e tutti i loro affiliati, compresi i personaggi di spicco della Chiesa, terrorizzati dalla situazione, decidono di abbandonare il paese, lasciando sul posto alcuni uomini ad indagare per capire chi sia a capo di questa rivoluzione bianca. Sono convinti, infatti, che abbandonare a se stessi i cittadini, li farà spaventare e ricredere ma le cose non vanno proprio così.
In questi giorni in cui le mie parole restano imprigionate in gola. In cui il silenzio accompagna i miei occhi. In cui le notti sono agitate dai sogni. In questi giorni disperati e profondi riascolto la voce di De Andrè e affido alla sua bocca i miei pensieri.
Ha scritto testi che oggi dovrebbero essere urlati dalla gente per le strade. “Storia di un impiegato” “ Anime salve”, “La buona novella” scritti in tempi diversi ma pieni di fermento e di idee e di Rivoluzione. Se ognuno potesse ascoltarle ad occhi chiusi e cuore aperto, forse si potrebbe ancora tentare di cambiare. Di cambiare.
E poi ha parlato di amore. Quello dell’anima e della carne .Quello che va e viene. Quello che riempie e strazia e imprigiona e accarezza.
Ho visto un servizio su di lui ieri sera. C’era la moglie con quegli occhi luminosi e ancora stupiti per l’amore di Fabrizio. E mi sono commossa come una bambina e ho scoperto che lui si riconosceva in una canzone in particolare. Una di quelle più conosciute e apparentemente meno impegnate. Ed è stata bella questa scoperta. Così oggi, in questo cielo grigio, io ve la ricordo.
La chiamavano Bocca di Rosa
metteva l'amore metteva l'amore
la chiamavano Bocca di Rosa
metteva l'amore sopra ogni cosa
Appena scesa alla stazione
del paesino di Sant'Ilario
tutti s'accorsero con uno sguardo
che non si trattava d'un missionario
C'è chi l'amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
Bocca di Rosa né l'uno né l'altro
lei lo faceva per passione
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie
E fu così che da un giorno all'altro
Bocca di Rosa si tirò addosso
l'ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l'osso
Ma le comari d'un paesino
non brillano certo in iniziativa
le contromisure fino a quel punto
si limitavano all'invettiva
Si sa che la gente dà buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare cattivo esempio
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole argute:
"Il furto d'amore sarà punito"
disse "dall'ordine costituito"
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
"Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare"
Ed arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
ed arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi
Spesso gli sbirri e i carabinieri
al proprio dovere vengono meno
ma non quando sono in alta riforme
e l'accompagnarono al primo treno
Alla stazione c'erano tutti
dal commissario al sacrestano
altra stazione c'erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano
A salutare chi per un poco
senza pretese senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l'amore nel paese
C'era un cartello giallo
con una scritta nera
diceva: "Addio Bocca di Rosa
con te se ne parte la primavera"
Ma una notizia un po' originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall'arco scocca
vola veloce di bocca in bocca
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio chi getta un fiore
chi si prenota per due ore
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un'estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione
E con la Vergine in prima fila
e Bocca di Rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l'amore sacro e l'amor profano
Navigando tra i blog, oggi trovo un post che fa riferimento al mio post “ Mitosolare” sulla pedofilia. Premettendo che in tale post, non è stata difesa la pedofilia né la giornata sull’orgoglio pedofilo, ma si è invece giustamente posto l’accento sul principio costituzionale della libertà di esprimersi e sulla necessità d’informare le persone su verità, anche quando queste siano scomode.
Mi sono venute, allora, una serie di riflessioni.
Anche io sono contro l'oscuramento di notizie, fatti, verità e il pubblicare il post di mitosolare sul mio blog, non voleva essere un'adesione all’oscuramento ma un modo per informare chi non lo sa, che esiste una giornata dell'orgoglio pedofilo.
Non credo che mettere la testa sotto la sabbia sia una soluzione. Mai.
Ma mi chiedo dubbiosa: tutto questo parlare e parlare e parlare di tutto e di tutti è veramente il modo giusto per combattere degli orrori?
Mi chiedo: ma non è che più se ne parla e più diventa naturale accettare delle forme di disumanità come fossero normali solo perché ci si è abituati ad ascoltarle, vederle, annusarle? Si sa che noi esseri umani siamo soliti abituarci all’orrore e dire “ Ormai le cose stanno così, noi non possiamo fare niente, dobbiamo accetarle! Ne parlano tutti! Tv, giornali, internet.”
Mi chiedo: chi non ha ancora di fatto praticato rapporti pedofili, perché ha paura, perché non è convinto di essere nel giusto, perché magari è stato abusato a sua volta e ricorda ancora il dolore e la vergogna, non è che dalla conoscenza e consapevolezza che ce ne sono tanti come lui, che esiste perfino una giornata in nome loro, che forse non è poi tanto sbagliato se tutti lo fanno(mal comune mezzo gaudio), possa decidere di dare finalmente sfogo a suoi desideri che fino a poco prima riteneva giusto sopprimere o nascondere, limitandosi a masturbazioni solitarie?
In questo mondo tutti abbiamo pensieri neri, fa parte della natura umana, ,ma una cosa è avere delle fantasie intime e segrete un’altra è metterle in pratica, soprattutto quando il metterle in pratica comporta l’aggressione alla vita altrui, che sia sessuale o no.
Nel blog in questione si fa riferimento ai servizi sulla pedofilia tra i preti e al tentativo bieco di oscurare i video che ne parlavano. Io penso che sia giusto denunciare situazioni come quelle, che sia giusto e doveroso informare le persone di tali aberrazioni e che nulla vada taciuto in quei casi. C’è una differenza però tra questo e il permettere ad individui come i pedofili di promulgare la loro idea scellerata in nome di quella libertà di pensiero ed opinioni che loro invece violano stuprando, seducendo, schiacciando la psiche ( e non solo quella) di un bambino.
Mi chiedo: se si concede ad un pedofilo di festeggiare pubblicamente la giornata dell’orgoglio pedofilo, perché non dovrebbe essere concesso ad uno stupratore piuttosto che ad un mafioso o ad un politicante corrotto ( e così via) di festeggiare a loro volta?
Si tratta pur sempre di reati, perché allora permetterlo ad alcuni e ad altri no?
Il punto è proprio in quella parolina “ REATO” . La pedofilia è un reato. Grave. E come tutti i reati va punita penalmente. Non festeggiata. Ripeto è un REATO!!! NON E’ UN DIRITTO.
I diritti infatti sono sacrosanti oltre che garantiti costituzionalmente, come è sacrosanto e legittimo manifestare, festeggiare, ribellarsi per ottenerne il riconoscimento.
La libertà di cui si tratta nella Costituzione Italiana si riferisce a dei diritti. Non a dei reati.
Ci sarebbe un’ultima considerazione da aggiungere. La libertà di ciascuno finisce quando incontra la libertà altrui. Cioè: io sono libero di esprimere me stesso fin quando non vado ad intaccare la sfera di libertà altrui.
Mi chiedo allora: un pedofilo questo lo sa?
“Che non si regala l'intelligenza e la compagnia" così canta fossati nella "Disciplina della terra" ed io amo queste poche parole che racchiudono un senso profondo. Che è facile dirle o ascoltarle ma difficilissimo "sentirle". Che a volte le insicurezze, le paure e la solitudine ti fanno regalare a chi non merita o semplicemente non capisce o non ne è all'altezza, la tua intelligenza o peggio la tua compagnia. Che non serve tirare sangue dalle rape e condividere emozioni con chi non sa emozionarsi. Che ti toglie energie e ti distoglie il cuore da chi potrebbe amarlo il tuo cuore. Che sarebbe bello riuscire ad attuarle sempre quelle parole, e non con il cervello ma con i sensi. Che quando regali una parte di te bisogna che dall'altro lato ci sia chi è capace di sentirne il senso profondo. Nel bene e nel male. Che non si può dare senza ricevere. Che non siamo santi. Che anche i santi avevano la loro gratificazione personale nel sentirsi votati all'altro. Che siamo umani e abbiamo l’esigenza assoluta di scambiarci la pelle e il sangue ed i pensieri con l’altro. Che, però, non sempre l’altro è quello proprio giusto per noi. Anche solo per un attimo. Anche solo per quell’unica emozione. Che è così e così sia.