Il vento caldo o freddo, violento o carezzevole. Eccitante o mortale. Il vento libero di andare e tornare. Libero di volare.
Guardandolo, ne vengo rapita. Sempre. E comincio a viaggiare all'interno della mia anima. Mi piacerebbe trovarne una stampa e appenderla nella mia casa. Lo metterei in soggiorno,sulla parete dove c'è il divano, in modo che appena entro in casa, basta girarmi a sinistra e lo vedo lì. E poi quella è la stanza dove mi rilasso di sera, quando dopo aver cucinato, mi metto sul divano a guardare un film o a leggere un libro. Ed è anche la stanza dove accoglierei un amico, per bere un caffè e chiacchierare un pò. Spero di trovarlo questo bellissimo quadro e ad una cifra che mi possa permettere. E soprattutto spero di poter aprire la porta di casa mia a persone che apprezzino questo quadro e e questa donna che ama cucinare per gli amici, crede nel suo lavoro e non ha perso la capacità di amare.
E Domenica, dopo un po’ di ritardi vari, grazie all’aiuto di un amico( Santo ti faranno! Santuzzo diventerai!) che viene da Asti solo per darmi una mano ed una macchina per poter spostare le cose( veramente non so come avrei fatto senza il tuo aiuto! Grazie assaje!)), finalmente faccio il famoso trasloco!!! E da Lunedì mattina entro definitivamente nella mia casa.
La mia casa.
La casa nella quale vivrò da sola. Che dovrò gestire e curare e, con il tempo, personalizzare a modo mio. Certo dovrò anche ammazzarmi a pulirla! Ci sono stati gli imbianchini e la casa è vuota da un po’, quindi mi aspetta un Lunedì di durissimo lavoro. Ma pulirò “la mia casa”.
Ora ve la descrivo un po’.
E’ un bilocale abbastanza grande, ha due balconcini, è al sesto piano di un super-condominio( a Napoli diremmo in un parco, ma ho scoperto che qui i parchi sono i nostri Giardinetti o Ville Comunali) e si trova in zona Milano Sud-Est. Certo non è centralissima e nel week uscire e tornare tardi da sola a piedi, non mi sarà possibile come ora, ma è ad 1 km dallo studio nel quale collaboro, a 300 mt da una piazza ( mi sembra si chiami piazzale Bologna…..mmmm..dovrò imparare ad orientarmi da lì) nella quale ci sono varie fermate del pullman ed una Conad per fare la spesa, e a 600 mt ha la metro gialla che mi arriva fino al Duomo, direi quindi che sto messa bene! E poi pago una cifra irrisoria per Milano e non ho vincoli di durata né anticipi in contanti da versare, cose queste che al momento, date le esigue finanze, mi vanno proprio a pennello!
Per quanto riguarda l’interno c’è poco da dire. Ha giusto i mobili essenziali( tranne la lavatrice che dovrò comprare….mi sa che per un po’ laverò a mano! Almeno finchè non trovo una super-offerta) però dispone di un divano che può essere usato come letto per eventuali ospiti e questa è già una grande cosa.
Lunedì sera arrivano anche i miei genitori per portarmi un po’ di cose che mi sono indispensabili quantomeno per iniziare a viverci e sono felice di poterli riabbracciare. Non li vedo da 1 mese e di scendere giù io, se ne parlerà solo ad inizio Marzo. Mi mancano. Ed io manco loro. Mia madre la sento spesso ma papà no. Prima che trovassi lavoro, quando ancora non era certo il mio trasferimento, mi chiamava sempre ma ora che veramente mi sono trasferita, non mi chiama più e quando sono io a chiamare, mi liquida in poche parole.
Credo che stia soffrendo enormemente e, per difendersi dal dolore, cerchi di non pensare a me, quasi non esistessi…. Mi fa male questa sua finta indifferenza, ma so che è dettata dalla sua incapacità di affrontare questo mio distacco.
Forse è meglio che la finisco qui. Ho approfittato già troppo della vostra attenzione.
E perdonatemi per questo post che certo non è profondo, né ironico né emozionante ma avevo bisogno di scriverlo. Perché in fondo, benché io sia eccitata per tutti questi cambiamenti, sono anche impaurita e tesa. Con il problema pratico del trasloco, ho sentito per la prima volta, profondamente da che sono qui, il senso dell’esser sola. Del non poter dare per scontato( come avrei potuto stando a Napoli) che ci sarebbero state tante mani ad aiutarmi. Di dover fare i conti con la mancanza anche delle piccole e grandi comodità che avevo giù. La mia macchina, i miei libri e una lavatrice per esempio. Di dover affrontare, da oggi, i piccoli intoppi quotidiani (dallo sturare un lavandino al portare buste pesanti della spesa a piedi) da sola. Di non avere qui chi può preparami un brodino o comprarmi le medicine per una febbre alta o semplicemente tenermi compagnia in una sera d’influenza feroce.
Insomma, avrete capito, che avevo bisogno solo di sfogarmi un po’.
Chiedo ancora venia e ringrazio chi di voi ha avuto la pazienza di leggermi fino in fondo.
Un bacio a tutti.