Il vento caldo o freddo, violento o carezzevole. Eccitante o mortale. Il vento libero di andare e tornare. Libero di volare.
Le gambe.
Piegate.
Chiuse.
Imprigionate nei legacci di un sogno.
La schiena.
Inarcata.
Immobile.
Persa in un frammento di tempo.
La pelle.
Tremante.
Umida.
Presa in una carezza invisibile.
La mano.
Abbandonata.
Morbida.
Rapita da una voce lontana.
Tu.
Dove sei?
Dimmi.
Dove sei ora?
Tu.
Tu che mi hai insegnato
ad amarmi
ad abbandonarmi
a lasciar trasparire la tenerezza nascosta
ad ascoltare la musica intensa dei sensi
a credere
Guardami ora.
Le gambe piegate.
La schiena inarcata.
La pelle tremante.
La mano abbandonata.
Guarda i miei occhi.
Ora.
E dimmi.
Dimmi cosa vedi.
Dimmi chi sono.
Ora.

Ho voglia di toccarti. Devo tenere ferme le mani, imprigionarle nel maglione, nasconderle al desiderio e al mondo. Lecco nervosamente le labbra screpolate dal freddo, distraggo la lingua dalla voglia del tuo sapore, la induco ad assaporare il gusto amaro di sigarette non volute, la obbligo a smarrirsi nelle sfumature di mille parole anziché su di te, sulla tua pelle, nella tua bocca. In quella bocca nella quale vorrei perdermi e farti perdere.
Ho voglia di sentirti addosso. Schiacciata dal tuo peso, bagnata del tuo sudore, presa lentamente e velocemente. Piano e non piano. Devo impormi di pensare, di ragionare, di preoccuparmi del dopo e di ciò che è giusto e ciò che non lo è, delle tue paure e delle mie.
Ho voglia di averti dentro di me. Con le mani, con la lingua, con il sesso. Voglio sentire il tuo sapore, il tuo odore tra i capelli, tra le dita, nell’incavo del collo e dei fianchi. Devo scacciare via tutto questo e cerco di farlo con violenza inaudita, immaginando il tuo rifiuto aspro, il tuo viso deluso, la tua pelle fredda alla mia.
Ho voglia di sentire la tua voce sensuale resa roca dal piacere. Che sussurra, ansima,urla fino ad ammutolirsi, sfinita dall’orgasmo. Devo otturare le orecchie ed affollarle di rumori sgradevoli.
Ho voglia di te.
Stanotte.
Forse domattina la razionalità prenderà il sopravvento. Il giorno porterà via i desideri notturni. Li ridicolizzerà. Li sminuirà. Li rimetterà a sedere nel banchetto giusto. Composti ed educati come tutti si aspettano che sia. Ed anche tu.
Ma arriverà un’altra notte e un’altra ancora e con lei, forse, il desiderio di te.
Ho letto un libro strano. Forse anche stupido. Di quelli che leggi quando non hai voglia di introspezioni. Eppure a qualcosa mi ha fatto pensare. Due parole mi premevano davanti agli occhi. Sangue e amore. La natura carnivora di alcuni amori. Dove l'uno si ciba dell'amore dell'altro per vivere. Dove l'altro si da in pasto all'uno per vivere. Dove l'amore si mescola al sangue in un gioco al massacro. Dove non necessariamente chi divora è il cattivo e chi è divorato il buono. E mi è parso che talvolta la fame di amore si avvicini molto all'odio. E forse questa è una considerazione vecchia come il mondo. E a volte il mondo fa veramente paura.
In questi giorni in cui le mie parole restano imprigionate in gola. In cui il silenzio accompagna i miei occhi. In cui le notti sono agitate dai sogni. In questi giorni disperati e profondi riascolto la voce di De Andrè e affido alla sua bocca i miei pensieri.
Ha scritto testi che oggi dovrebbero essere urlati dalla gente per le strade. “Storia di un impiegato” “ Anime salve”, “La buona novella” scritti in tempi diversi ma pieni di fermento e di idee e di Rivoluzione. Se ognuno potesse ascoltarle ad occhi chiusi e cuore aperto, forse si potrebbe ancora tentare di cambiare. Di cambiare.
E poi ha parlato di amore. Quello dell’anima e della carne .Quello che va e viene. Quello che riempie e strazia e imprigiona e accarezza.
Ho visto un servizio su di lui ieri sera. C’era la moglie con quegli occhi luminosi e ancora stupiti per l’amore di Fabrizio. E mi sono commossa come una bambina e ho scoperto che lui si riconosceva in una canzone in particolare. Una di quelle più conosciute e apparentemente meno impegnate. Ed è stata bella questa scoperta. Così oggi, in questo cielo grigio, io ve la ricordo.
La chiamavano Bocca di Rosa
metteva l'amore metteva l'amore
la chiamavano Bocca di Rosa
metteva l'amore sopra ogni cosa
Appena scesa alla stazione
del paesino di Sant'Ilario
tutti s'accorsero con uno sguardo
che non si trattava d'un missionario
C'è chi l'amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
Bocca di Rosa né l'uno né l'altro
lei lo faceva per passione
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie
E fu così che da un giorno all'altro
Bocca di Rosa si tirò addosso
l'ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l'osso
Ma le comari d'un paesino
non brillano certo in iniziativa
le contromisure fino a quel punto
si limitavano all'invettiva
Si sa che la gente dà buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare cattivo esempio
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole argute:
"Il furto d'amore sarà punito"
disse "dall'ordine costituito"
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
"Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare"
Ed arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
ed arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi
Spesso gli sbirri e i carabinieri
al proprio dovere vengono meno
ma non quando sono in alta riforme
e l'accompagnarono al primo treno
Alla stazione c'erano tutti
dal commissario al sacrestano
altra stazione c'erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano
A salutare chi per un poco
senza pretese senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l'amore nel paese
C'era un cartello giallo
con una scritta nera
diceva: "Addio Bocca di Rosa
con te se ne parte la primavera"
Ma una notizia un po' originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall'arco scocca
vola veloce di bocca in bocca
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio chi getta un fiore
chi si prenota per due ore
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un'estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione
E con la Vergine in prima fila
e Bocca di Rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l'amore sacro e l'amor profano
Guardandolo, ne vengo rapita. Sempre. E comincio a viaggiare all'interno della mia anima. Mi piacerebbe trovarne una stampa e appenderla nella mia casa. Lo metterei in soggiorno,sulla parete dove c'è il divano, in modo che appena entro in casa, basta girarmi a sinistra e lo vedo lì. E poi quella è la stanza dove mi rilasso di sera, quando dopo aver cucinato, mi metto sul divano a guardare un film o a leggere un libro. Ed è anche la stanza dove accoglierei un amico, per bere un caffè e chiacchierare un pò. Spero di trovarlo questo bellissimo quadro e ad una cifra che mi possa permettere. E soprattutto spero di poter aprire la porta di casa mia a persone che apprezzino questo quadro e e questa donna che ama cucinare per gli amici, crede nel suo lavoro e non ha perso la capacità di amare.
E' uno di quei momenti in cui devo legarmi le mani