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Il vento caldo o freddo, violento o carezzevole. Eccitante o mortale. Il vento libero di andare e tornare. Libero di volare.

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venerdì, 25 gennaio 2008

Questa italia

Ops......è caduto!

postato da: iisabel alle ore 10:19 | link | commenti (6)
categorie: oggetti smarriti, politica e politicanti
giovedì, 24 gennaio 2008

Traslocando...

E  Domenica, dopo un po’ di ritardi vari, grazie all’aiuto di un amico( Santo ti faranno! Santuzzo diventerai!)  che viene da Asti solo per darmi una mano ed una macchina per poter spostare le cose( veramente non so come avrei fatto  senza il tuo aiuto! Grazie assaje!)), finalmente faccio il famoso trasloco!!! E da Lunedì mattina entro definitivamente nella mia casa.

La mia casa.

La casa nella quale vivrò da sola. Che dovrò gestire e curare e, con il tempo, personalizzare a modo mio. Certo dovrò anche ammazzarmi a pulirla! Ci sono stati gli imbianchini e la casa è vuota da un po’, quindi mi aspetta un Lunedì di durissimo lavoro. Ma pulirò “la mia casa”.

Ora ve la descrivo un po’.

E’ un bilocale abbastanza grande, ha due balconcini, è al sesto piano di un super-condominio( a Napoli diremmo in un parco, ma ho scoperto che qui i parchi sono i nostri Giardinetti o Ville Comunali) e si trova in zona Milano Sud-Est. Certo non è centralissima e nel week uscire e tornare  tardi da sola a piedi, non mi sarà possibile come ora, ma è ad 1 km dallo studio nel quale collaboro, a 300 mt da una piazza ( mi sembra si chiami piazzale Bologna…..mmmm..dovrò imparare ad orientarmi da lì) nella quale ci sono varie fermate del pullman ed una Conad per fare la spesa, e a 600 mt ha la metro gialla che mi arriva fino al Duomo, direi quindi che sto messa bene! E poi pago una cifra irrisoria per Milano e non ho vincoli di durata né anticipi in contanti da versare, cose queste che al momento, date le esigue finanze, mi vanno proprio a pennello!

Per quanto riguarda l’interno c’è poco da dire. Ha giusto i mobili essenziali( tranne la lavatrice che dovrò comprare….mi sa che per un po’ laverò a mano! Almeno finchè non trovo una super-offerta)  però dispone di un divano che può essere usato come letto per eventuali ospiti e questa è già una grande cosa.

Lunedì sera arrivano anche i miei genitori per portarmi un po’ di cose che mi sono indispensabili quantomeno per iniziare a viverci e sono felice di poterli riabbracciare. Non li vedo da 1 mese e di scendere giù io, se ne parlerà solo ad inizio Marzo.  Mi mancano. Ed io manco loro. Mia madre la sento spesso ma papà no. Prima che trovassi lavoro, quando ancora non era certo il mio trasferimento, mi chiamava sempre ma ora che veramente mi sono trasferita, non mi chiama più e quando sono io a chiamare, mi liquida in poche parole.

Credo che stia soffrendo enormemente e, per difendersi dal dolore, cerchi di non pensare a me, quasi non esistessi…. Mi fa male questa sua finta indifferenza, ma so che è dettata dalla sua incapacità di affrontare questo mio distacco. 

Forse è meglio che la finisco qui. Ho approfittato già troppo della vostra attenzione.

E perdonatemi per questo post che certo non è profondo, né ironico né emozionante ma avevo bisogno di scriverlo. Perché in fondo, benché io sia eccitata per tutti questi cambiamenti, sono anche impaurita e tesa. Con il problema pratico del trasloco, ho sentito per la prima volta, profondamente da che sono qui, il senso dell’esser sola. Del non poter dare per scontato( come avrei potuto stando a Napoli) che ci sarebbero state tante mani ad aiutarmi. Di dover fare i conti con la mancanza anche delle piccole e grandi comodità che avevo giù. La mia macchina, i miei libri e una lavatrice per esempio. Di dover affrontare, da oggi, i piccoli intoppi quotidiani (dallo sturare un lavandino  al portare buste pesanti della spesa a piedi)  da sola. Di non avere qui chi può preparami un brodino o comprarmi le medicine per una febbre alta o semplicemente tenermi compagnia in una sera d’influenza feroce.

Insomma, avrete capito, che avevo bisogno solo di  sfogarmi un po’.

Chiedo ancora venia e ringrazio chi di voi ha avuto la pazienza di leggermi fino in fondo.

Un bacio a tutti.

 


postato da: iisabel alle ore 10:59 | link | commenti (11)
categorie: vita, la mia casa, certi giorni
martedì, 22 gennaio 2008

Messaggio di e per un amico

"Cara amica mia, le giornate senza di te sono davvero insopportabili....Non ti chiamo perchè il mio umore in questi giorni è nero come il buio e credo che in questa fase iniziale della tua nuova vita, tu abbia bisogno di influsssi positivi ed anche di una sana solitudine che ti permetta di vedere con chiarezza ciò che ti accade e ti circonda. Ti penso spessissimo e mi chiedo cosa tu stia facendo e pensando.... Sappi che ci sono anche se non ci sono. E' difficile recuperare la tua assenza. Ti voglio tantissimo bene e mi manchi, mi manchi e mi manchi!"

Mi manchi anche tu. Da morire. E neanche io ti chiamo perchè cerco di abituarmi alla tua assenza fisica. Ed è dura non poter prendere la mia macchina e stare a casa tua in 5 minuti, per fare due chiacchiere, vedere un film o anche solo per cenare allegramente insieme. E cerco di concentrarmi sul lavoro e su questa nuova città. E ho mille cose da raccontarti e tanti pensieri felici e tristi che vorrei condividere con te. E non voglio farlo con una telefonata. Mi conosci. Sai di quanta fisicità io abbia bisogno. E allora aspetto di rivederti. Di prendere la mia macchinina per correre da te e raccontarmi e sentirti raccontare di te. E darti uno dei miei abbracci speciali. Di quelli che solo pochi conoscono. E dirti che ti voglio bene e che la nostra amicizia non avrà mai fine. E che ci sarò sempre, nelle giornate assolate ed in quelle piene di nuvole nere. Come so che ci sarai tu. E questa è una delle poche certezze che ho e che mi fa sorridere anche quando piango. E ho bisogno di te anche nei tuoi giorni bui. E continua a parlarmi. Sempre. Chè la tua bellissima voce è tra le musiche da ma più amate.


postato da: iisabel alle ore 18:08 | link | commenti (1)
categorie:
venerdì, 18 gennaio 2008

La pozione magica

In una grande contrada, dove le carrozze,gli abitanti ed i maniscalchi, non si fermavano mai, viveva in un piccolo castello una principessa.

Ella , impegnata  dal mattino alla sera nelle mille attività che il suo ruolo le imponeva, riusciva a viver serenamente le ore del giorno. La sua angustia incominciava al calar della notte. La principessa era tormentata dal ricordo dell’uomo perduto e, benché la sua mente, restia ai trabocchetti della memoria, prediligesse la dimenticanza ed il suo cuore orgoglioso e sincero, mal tollerasse gli amori amari, la sua pelle sembrava invece avere una memoria tale da esser paragonata a quella degli elefanti che, come raccontavano gli svariati libri che Ella aveva letto, pareva non dimenticassero mai.

Quella sua pelle, infatti, sensibilissima e morbida non riusciva a scacciare il ricordo delle mani sapienti  di colui che con intensità l’aveva sfiorata. Né poteva cancellare l’odore di lui, che rimaneva intatto nei suoi antri più intimi né il sapore che pareva indelebile ed immune a qualsiasi sapone. Tutto ciò faceva sì che questa sua pelle continuasse a desiderare profondamente ciò che aveva perduto e che non si rassegnasse al fatto che l’uomo desiderato l’ avesse dimenticata con molta  facilità, non accettando che esistevano uomini capaci di tanta calda intensità ed allo stesso tempo capaci di disfarsene, come non fosse mai esistita.

Più volte la principessa aveva tentato di ripulire la sua pelle da siffatti ricordi, sfregandola ferocemente con i più potenti saponi, ma quest’ultima, profumata e accaldata dopo le prolungate abluzioni,  pareva fremere di ancor più intenso desiderio.

Anche il cuore e la mente della principessa avevano tentato di dissuaderla dai tormenti del vano desiderio, inoculandole il velenoso pensiero dell’indifferenza che l’uomo desiderato aveva per lei e del di lui disinteresse e dimenticanza per i suoi odori, sapori e morbidezze sinuose. Ma questi rimedi parevano funzionare solo durante il giorno e per pochi momenti di notte.

Talvolta il sonno era riuscito a stendere il velo dell’oblio ma, spesso, anche durante quest’ultimo, i desideri della pelle si manifestavano accesi dai brevi sogni nei quali le mani di lui continuavano ad imprigionarla in un fuoco senza fine.

Ancor più duri erano stati i rimedi offertile dal Ciambellano di corte, che la conosceva da tanto e la stimava oltre ogni misura. Da codesto Le veniva rammentato continuamente che quell’odore tanto desiderato, quelle mani calde agognate, quel sapore intenso bramato, erano ora per un’altra e che lui non avesse alcuna malinconia né rimpianti per quella pelle abbandonata. Il Ciambellano era convinto che ripetendole ogni giorno quelle amare parole, quel desiderio folle sarebbe scomparso per lasciare il posto al rancore e alla dimenticanza.

Ma neanche questo placava le impermeabili voglie di quella pelle.

La principessa, su suggerimento della lucida mente e del cuore impavido, decise allora di rivolgersi alla Maga Nera, la più potente tra coloro che possedevano i segreti della magia.

Mandò un messo che, dopo giorni e giorni di cammino, finalmente trovò il rifugio della maga e la portò al castello.

Lì, seduta sul suo modesto ma regale trono vi era ad attenderla la principessa che tosto le narrò il motivo della chiamata.

La Maga Nera, dopo aver ascoltato in perfetto silenzio, si offrì di donare  alla principessa una pozione magica che, passata tutte le sere,  lungo tutta la sua pelle, ne cancellasse la possente memoria dei sensi.

Le annunciò, però, in tono oscuro, che questa pozione aveva una conseguenza terribile: la perdita totale ed eterna della capacità di amare da parte della pelle.

La principessa chiese del tempo per decidere cosa fare e, ritiratasi nelle sue stanze, ivi rimase per una notte intera durante la quale la mente ed il cuore furono messi al bando e venne dato ascolto solo alla pelle che scottava dall’infinito desiderio.

La principessa si chiese quale fosse il tormento maggiore: conservare intatta la memoria granitica della sua pelle così come era ora, ricevendone quindi tali angustie ma mantenendone integra la capacità di amare o cancellare questa potente memoria, allontanando dalla carne definitivamente il desiderio di lui, ma distruggendo per sempre l’innata dote di poter amare non solo con il cuore e con la mente, che non sarebbero stati danneggiati dalla pozione,  ma anche carnalmente con la sua appassionata pelle.

Quasi all’alba, stremata dall’indecisione, la principessa crollò in un sonno breve e profondo e sognò di essersi persa in un bosco buio e di non sapere se tornare indietro o proseguire, quando le si era avvicinato un uomo vecchissimo che con fare pacato le aveva detto di essere il Signore del Tempo e che poi le aveva sussurrato all’orecchio una sola parola: Aspetta.

Svegliatasi la principessa si era recata nella stanza dei ricevimenti ed aveva comunicato alla Maga nera, dopo averla ringraziata per l’aiuto offertole, che non intendeva prendere la pozione.

Tornata la sera e tornato con essa lo struggente desiderio di lui, la principessa con gli occhi lucidi di pianto ma anche di tenerezza, accarezzando la sua pelle, le sussurrò dolcemente: Aspetta. Aspetta che il Tempo faccia il suo lavoro. Arriverà la sera che ti addormenterai e non sentirai più il desiderio inappagabile di lui. E sarai libera dal dolore. E sarai anche pronta ad accogliere nuovamente un uomo. Un uomo che ti saprà toccare non solo con le mani ma anche con suo il cuore e la sua mente e la sua anima ed allora desiderai ancora e ancora. Perché è questa la tua natura, la mia natura. E solo il Tempo potrà farci guarire dalle malattie di un uomo desiderato e perso. E sta solo a noi scegliere di chiudere fuori l’amore o lasciare che c’invada. E che c’invada comunque vada.

Sempre.

 

 


postato da: iisabel alle ore 18:08 | link | commenti (4)
categorie: desideri, certi giorni, tra favola e realtà
martedì, 15 gennaio 2008

La vita e la morte

Notte fonda. Lei guarda l’orologio che segna le 02.30. Domattina deve star sù alle otto ,ma non riesce a dormire.

Si alza, prepara un tè con il miele, si rimette a letto e accende una sigaretta. Il fumo disegna cerchi pallidi alla luce fioca della lampada.

Continua a pensare a ciò che le è stato comunicato qualche ora prima.

Il padre di un suo amico, alla fine di un cancro devastante, era morto quella mattina.

E proprio quella stessa mattina era nata Giulia, la figlia del suo amico.

Era molto probabile che nello stesso momento la morte dell’uno fosse coincisa con la venuta al mondo dell’altra.

La pioggia continua a battere, lenta ed incessante, sui vetri della sua camera da letto e lei cerca di farsi cullare da quel ticchettio come fosse una nenia per conciliare il sonno.

Quello strano, terribile eppure naturale intreccio tra una vita che arriva ed una che se ne va, l’ha colpita, lasciandole negli occhi il senso profondo della Natura Umana.

Dinanzi a sè ha l’immagine di due statue che si abbracciano, i cui volti guardano in direzioni opposte. Così vicine da creare un unico essere, eppure irrimediabilmente separate dai diversi orizzonti in cui puntano i loro sguardi.

Però si abbracciano, pensa lei e questo pensiero, non sa perchè, le da una benefica ondata di tepore.

La sigaretta è finita ed anche il tè. Spegne la lampada, chiude gli occhi e immagina un lungo abbraccio. Quell’abbraccio di cui la sua pelle avrebbe bisogno ora.   

Per non sentire la tristezza della lontananza.

Per abbandonarsi all'odore intenso della vita.

E per ritrovare il sonno perduto.  


postato da: iisabel alle ore 10:26 | link | commenti (2)
categorie: vita, certi giorni
giovedì, 10 gennaio 2008

In silenzio

 E' uno di quei momenti in cui devo legarmi le mani

 


postato da: iisabel alle ore 20:27 | link | commenti (7)
categorie: mancanze, oggetti smarriti, certe notti
lunedì, 07 gennaio 2008

DOMENICA 6 GENNAIO

Ore 22.15: Sono a letto, alla tv trasmettono il seguito di Bridget Jones. Accanto a me una busta gigante di patatine, succo di frutta alla pera e calza della Befana, opportunamente nascosta da mia madre in valigia e scoperta in mattinata mentre cercavo un maglione. Mi sto godendo una serena serata singliana e, ansia da successivo primo giorno di lavoro a parte, sto abbastanza tranquilla.
Ore 23.30: Patatine quasi finite, contenuto della calza semi-intatto, film terminato con finale da Biancaneve o Cenerentola e quindi sorriso speranzoso e un po’ infantile( lo confesso) sul mio viso, piacevole sonnolenza in arrivo.
Ore 00.15 circa: Sto dormendo. Immersa in un sogno molto piacevole( non posso raccontare i dettagli né i personaggi…. motivi di privacy) ispirato forse dal film rosa appena visto.
Ore 00.17 ( lo so di preciso perché ho guardato l’orologio): Svegliata di soprassalto da urla. Dopo un primo momento di sgomento e di preoccupazione, mi accorgo che le urla sono quelle della mia vicina di appartamento e sono urla di puro ed intenso godimento. Intervallate da respiri pesanti, gridolini e molte paroline, che poiché sarebbe poco carino riportare(trooppoooo hard) definirò con un bip. Di Lui si sente solo il respiro sempre più affannoso e l’intensità dei movimenti dal cigolare del materasso.
Ore 00.45: L’apice è stato raggiunto ed io posso serenamente rituffarmi nel sonno, sperando di riacchiappare il sogno interrotto.
Ore 01.10: Svegliata di nuovo dalle urla della vicina. Sempre dello stesso tenore.
Ore 01.50: Ansimi, lamenti e cigolii vari continuano e…si…così…ancora..ancora..vieni…si…bip…oh mio dio…bip… vieni…bip..bip…bip.. vieni…
Ore 02.13: Ahhh….che bello….bip…bip…ancora…bip…ma quanto sei bip…si..si…si…così..bip..bip..mettimelo bip…e fai bip…oh si… vieni…vieni…vieni( da notare che i vieni vengono pronunciati con tono sempre più acuto) …oh sto venendo…sì…dai…vieni anche tu…vieni e…….. E VIENI, TI PREGO, ORA e queste ultime parole non le ha pronunciate Lei o Lui ma IO! Io che sono sola soletta nel mio lettone. Io che domani devo affrontare il mio primo giorno di lavoro. Io che se non terminate la cavalcata, sarò costretta ad alzarmi, accendere la tv, riprendere le patatine ed anche la calza e cercare di non suicidarmi per poi essere ritrovata dopo una settimana con gli alsaziani che mi hanno divorato la faccia( e questa è spudoratamente copiato dalla Bridget di cui sopra).
Ore 02.55: Silenzio. Mi rimetto a dormire e penso che la mia serena serata da single si è trasformata, causa pareti sottilissime e vicina scopante ululante, in una serata non tanto serena di zitellaggio acuto…….Bè magari la prossima volta le chiedo se posso partecipare anche io! No meglio di no che non amo i menage a trois. Io l’Uomo lo voglio tutto per me e se succede, alla vicina comprerò un bel lettore Mp3 pieno di musica da relax, per evitarle interruzioni del sonno…o forse sarò io a doverlo comprare e per me?!? Buuuuu…….

postato da: iisabel alle ore 13:07 | link | commenti (6)
categorie: certe notti
domenica, 06 gennaio 2008

E ricomincio da qui..

Milano. Un pò di sole è venuto a rischiarare questa giornata.

Ho sistemato casa, fatto una lunga doccia calda e messo su un cortissimo vestitino di morbida lana. Ho anche le calze di lana. Fa freddo e con questa bronchite che mi porto ancora addosso devo stare calda. Vado a fare un giro al centro. Farò tappa da Tezenis per accaparrarmi qualche capo di biancheria intima carino e in saldo. Poi voglio andare in una friggitoria di cui mi ha parlato un'amica e assaggiare i  suoi famosi panzerotti e poi casa. Domani è il mio primo giorno di lavoro. Spero che sia il primo di una collaborazione che duri nel tempo e che mi garantisca di avere un futuro lavorativo migliore.

"Anno nuovo, vita nuova" un detto questo che, mai come ora, sembra dipinto sulla mia pelle. E che sappia curarla la mia pelle e tenerla calda e vibrante. Spero davvero che questo sia un anno nuovo e buono con me.

Ora vado. Il mio stomaco comincia a borbottare.

Buona domenica a me.

E a tutti voi.


postato da: iisabel alle ore 15:08 | link | commenti (2)
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