ioeilvento

Il vento caldo o freddo, violento o carezzevole. Eccitante o mortale. Il vento libero di andare e tornare. Libero di volare.

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martedì, 20 febbraio 2007

Storia del passato

Ricomincia a respirare. Ricomincia a far battere il cuore. Ti ho nelle orecchie. Sento la tua voce. E quello sguardo pieno di dolcezza. E’ per me? Sei sicuro che lo sia? Mi dici di si e lo fai con le mani che mi sfiorano il viso. E allora decido di rischiare. Decido di crederci e mi abbandono alla tenerezza e metto a nudo il mio lato più dolce. Ho paura. Una paura tremenda. Ma devo rischiare. Quello sguardo ne vale la pena.

Ti perdo un secondo dopo.

Nei tuoi occhi ora c’è la voce di un’altra, forse una delle tante altre, che ti chiama sul cellulare. Quanto ti piace sentirti desiderato. E’ compiaciuto il timbro della tua voce. Quanta distanza tra la mia pelle e la tua. Eppure sono a casa tua ad 1 metro da te. Sul tuo divano. Ho il tuo pleid addosso e la tua gatta che mi lecca delicatamente le mani. Ed è il tuo sesso che prima ho baciato a lungo. Erano le tue mani tra le mie cosce. Era il tuo piacere che esplodeva sul mio seno. Eravamo io e te.

No.

Ero solo io.

Tu non mi hai mai sorriso veramente. Tu sorridi solo a te stesso veramente. Tu ami solo te stesso veramente. Tu scopi solo te stesso veramente.

Io sono stata solo una figurante.

E sai una cosa? Ne è valsa la pena comunque.

Perché ho provato emozioni intense.

Perché per la prima volta ho fatto scivolare fuori la mia anima.

Perché ho avuto il coraggio di rischiare.

E la tua crudeltà. Il tuo sottile sadismo. La tua incapacità. Non me le porto via con me. Non  nei miei ricordi e nelle mie mille ferite.

Lascio tutto a te.

Io mi tengo la mia ritrovata dolcezza e la consapevolezza che so amare, che posso amare.

 


postato da: iisabel alle ore 23:36 | link | commenti (23)
categorie: una storia
lunedì, 19 febbraio 2007

Inquietudine

Ero in Tribunale stamane e mi sentivo in gabbia, come i detenuti che erano lì dietro le sbarre.

Sono andata in studio, sempre quel senso di gabbia.

Poi sono andata in un negozio, ho comprato una giacca molto carina e un vestito che mi lasciava nuda la schiena. E c’era sempre il senso di gabbia.

Sono a casa. Ho acceso la tv su sky. Mollata dopo due minuti. Gabbia anche quella.

Ho preso un libro e le righe si trasformavano in sbarre.

Mi sento prigioniera oggi e fuggo da tutto. Come se fossi braccata da un branco di cani rabbiosi.

Mi manca il fiato. Non riesco più a correre. Ma non posso fermarmi. Non posso. Non ora. Forse più tardi.

Forse.

E neanche una lacrima nei miei occhi. Asciutti come il deserto.


postato da: iisabel alle ore 18:54 | link | commenti (7)
categorie: certi giorni
sabato, 17 febbraio 2007

Oggi io ballo da sola..


postato da: iisabel alle ore 18:14 | link | commenti (3)
categorie: libertà
giovedì, 15 febbraio 2007

San Valentino....

Ed in un giorno come questo, in cui un raffreddore fortissimo mi fa sentire un mostro, la stanchezza di una giornata mi pesa sulle spalle come un macigno e l’essere single mi rattrista un po’( e che ci vuoi fare, sarà pure banale ma è sempre San Valentino), in un giorno come questo una persona a cui tengo mi fa un regalo prezioso: mi porta a vedere uno spettacolo a teatro di tango argentino! Musicisti eccellenti, ballerini superlativi. E quella musica, quella musica che mi riempie la pelle di brividi.

Il sipario si è aperto  su coppie che ballavano sensualmente e poi un pezzo di astor piazzola con archi e piano e.. lacrime, mentre l’ascoltavo mi scendevano giù dei lacrimoni pieni…pieni di tutto. Lui non se ne accorto.. meglio ..mi sarei un po’ vergognata a mostrargli questa nudità in maniera così chiara e viva.  Anche se so che avrebbe capito.

E poi calore e passione ed eccitazione nei miei occhi nel guardare quei corpi che si muovevano all’unisono come quando si fa l’amore in maniera totale e struggente ed intensa.

Un ballo che si può fare solo in due. Un ballo dove l’uomo fa l’uomo e la donna la donna. Dove lei si abbandona a lui e lui sa accogliere lei tra le braccia e tenerla fortemente.

Dove il gioco dei ruoli è di una bellezza sconvolgente ed allo stesso tempo naturale e spontaneo, come respirare.

Mi ha fatto un dono pregiato.

Ed allora a questa persona dico solo una parola,  semplice e vera e la dico piano e delicatamente, perché gli arrivi dritta al cuore: Grazie.


postato da: iisabel alle ore 00:16 | link | commenti (3)
categorie: sensi
sabato, 10 febbraio 2007

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.

Scrivere, per esempio. "La notte è stellata,
e tremano, azzurri, gli astri in lontananza".

E il vento della notte gira nel cielo e canta.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l'ho amata e a volte anche lei mi amava.

In notti come questa l'ho tenuta tra le braccia.
L'ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.

Lei mi ha amato e a volte anch'io l'amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Pensare che non l'ho più. Sentire che l'ho persa.

Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza di lei.
E il verso scende sull'anima come la rugiada sul prato.

Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.
La notte è stellata e lei non è con me.

Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta.
Lontano.
La mia anima non si rassegna d'averla persa.

Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.

La stessa notte che sbianca gli stessi alberi.
Noi, quelli d'allora, già non siamo gli stessi.

Io non l'amo più, è vero, ma quanto l'ho amata.
La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.

D'un altro. Sarà d'un altro. Come prima dei miei baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.

Ormai non l'amo più, è vero, ma forse l'amo ancora.
E' così breve l'amore e così lungo l'oblio.

E siccome in notti come questa l'ho tenuta tra le braccia,
la mia anima non si rassegna d'averla persa.

Benchè questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa,
e questi gli ultimi versi che io le scrivo.

Pablo Neruda


postato da: iisabel alle ore 20:04 | link | commenti (5)
categorie: poesie
giovedì, 08 febbraio 2007

Per te..

Per la tua bocca..un bacio lungo per tutto il tempo che serve..un bacio lento da assaporare...un bacio prezioso come un segreto..un bacio gustoso e succoso come una fragola in estate...un bacio intenso come una musica che ti sconvolge l'enima..un bacio..per te

postato da: iisabel alle ore 12:20 | link | commenti (3)
categorie: sensualità
martedì, 06 febbraio 2007

Ascoltando...


postato da: iisabel alle ore 22:23 | link | commenti (2)
categorie: libertà
domenica, 04 febbraio 2007

L'uomo che aveva capito

Stasera mi manchi. Vorrei le tue dita tra i capelli, delicate insinuarsi nella mia foresta bionda, sparpagliata sul cuscino. Ti chiederei -“ Raccontami una storia”- E tu mi diresti- “ Quale storia vuoi sentire?” –“ Quella dell’uomo che capì”. E inizieresti a raccontare, con la tua voce bassa e profonda- “ In un paese piegato dalla tirannia e dal terrore, dove squadroni di uomini-belva giravano in divisa per ammazzare e torturare chi non era uguale a loro, dove le morti bianche non si contavano neanche più, dove alle madri non era concessa neanche la consolazione amara di pregare sulla tomba dei loro figli, perché dei loro figli e delle loro tombe era stata eliminata crudelmente ogni traccia, dove la libertà viveva nascosta in caverne sotterranee, coperta di fango e di sputi dai servi del potere, lì in quel paese un gruppo di uomini e donne, all’inizio piccolo ma poi sempre più grande, aveva deciso di lottare contro quell’orrore. Ci voleva coraggio, molto coraggio per farlo ma soprattutto ci voleva l’anima e la capacità di sognare. Perché, lì nel paese in guerra, chiunque osasse ribellarsi era sottoposto alle tortura più atroci e poi ignobilmente ucciso.

Questi uomini e queste donne, si nascondevano sulle montagna, e insieme, organizzavano la Rivoluzione.

Tra di loro c’erano padri che avevano visto le proprie figlie, spesso ancora bambine, violentate da gruppi di uomini-belva e poi lasciate ai loro cani, perché anche questi godessero di loro.

C’erano mogli a cui, nella prima notte di nozze, era stato portato via il novello sposo tra calci e pugni e sangue. Prima ancora che questi avesse potuto toccarle e accarezzarle suscitandone lo struggente piacere.

C’erano madri per le quali la vita aveva ormai solo una ragione: recuperare i resti dei figli ammazzati.

Tra di loro c’era un uomo che tutti tacitamente avevano eletto a loro capo spirituale, perché avevano riconosciuto in lui la saggezza e la forza e il coraggio e il senso della vita e dell’amore.

Passarono molti mesi e anni tra lotte selvagge e perdite enormi tra le schiere del padrone del paese e quelle dei rivoluzionari. Molti anni nel sangue. Ma pian piano i “rivoluzionari” stavano vincendo perché sempre più uomini e donne si univano a loro, fino a diventare l’onda gigantesca che avrebbe travolto il padrone ed i suoi adepti.

 E fu allora che l’uomo eletto a capo si chiese e chiese ad altri-“ Ed ora? Ora che ne faremo di quelli tra di noi che hanno agito con più violenza? Quale ruolo possiamo dare a costoro, che nella guerra per la libertà, hanno provato enorme piacere nello spargere il sangue del nemico? Come faremo a controllarne gli istinti selvaggiamente sanguinari e sadici?”-. Il silenzio calò negli occhi di quegli uomini, fino ad un attimo prima illuminati dal senso della vittoria, e lo sconforto invase i loro cuori, nel rendersi conto che ciò che l'uomo diceva, era vero.  Anche tra di loro c’erano uomini-belva. Certo, belve che lottavano al loro fianco, che lottavano per un giusto ideale, ma pur sempre belve. Ed allora, ancora una volta, l’uomo eletto a capo scelse – “ Questi uomini nel momento in cui sbaraglieremo del tutto il tiranno, saranno messi a servizio del nuovo stato della libertà. Ne faremo dei poliziotti, delle guardie, degli addetti alla sicurezza. Insomma legalizzeremo il loro senso del sangue. Perché è il solo modo per poterli controllare.”-

Il giorno della vittoria arrivò presto ma l’uomo eletto a capo non era più lì. Era espatriato. Aveva abbandonato il suo amato paese. Si era trasferito in un posto dove nessuno conoscesse il suo nome e dove poteva finire i suoi giorni nel silenzio del mare.

Perché l’uomo eletto a capo aveva capito qualcosa che nessuno volle capire né vedere. Che l’essere umano ha in sé un lato violento ed omicida e quando questo lato viene lasciato libero o, come era successo nel suo paese, addirittura apprezzato e glorificato solo perché era emerso nella lotta per un ideale giusto, allora era veramente finita. Perché è allora, nell’attimo stesso in cui si grida per la vittoria,che si è in realtà perso qualcosa di impedibile: il senso dell’umanità.”- 

Così finirebbe il tuo racconto e nei tuoi occhi ci sarebbe dolore e dolcezza come nei miei. E mentre le tue dita, scivolando tra i miei capelli, si fermerebbero stanche, mi diresti –“ Ora raccontami tu una storia”- . –“ Quale storia vuoi sentire?”- ti chiederei io. –“ Quella della donna con la sciarpa di seta”- . Ed io inizierei a raccontare –“ In un paese…..

 


postato da: iisabel alle ore 22:52 | link | commenti (4)
categorie: una storia
sabato, 03 febbraio 2007

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d'estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro.

Nazim Hikmet


postato da: iisabel alle ore 00:18 | link | commenti
categorie: poesie
giovedì, 01 febbraio 2007

Il pigiama di pile

Lui: possiamo vederci stasera?

Lei: Stasera… stasera mi sento un po’ giù..

Lui: Giuro che ti faccio rilassare. Andiamo in “quel” posto… dove sai che vorrei portarti.. è da tanto che cerco di fartelo capire..

Lei: Cioè in albergo?

Lui: Si, ma credimi non dobbiamo per forza.. insomma.. possiamo anche solo parlare

Lei: Perché non farlo seduti ad un tavolino, in qualche posto dove si mangia bene e si sta tranquilli?

Lui: Perché potremmo stare più tranquilli in albergo.. ma ti GIURO non voglio scopare

Lei: Ti prego non mi far essere crudele e spietata. Sono stanca e triste e ho solo voglia di vedere il mare, di mangiare qualcosa e di chiacchierare un po’..

Lui: Ma ti prometto che sarà così anche lì..

Lei: Sei sicuro?

Lui: Bè..per la verità io ti sto immaginando…perché ti desidero da morire… t’immagino con un cappottino nero e sotto…nulla… se non il reggicalze e, magari, una guepiere nera e..

Lei: ti ripeto, non voglio essere crudele, quindi lasciamo perdere. Stasera è preferibile che stia da sola

Lui: Non ti và??

Lei: Devo dirtelo in maniera esplicita?

Lui: Dai…io so come farti impazzire…sono convinto che ti piacerebbe moltissimo…lo sai che il tuo corpo mi toglie il fiato..

Lei: Io ti ringrazio per il complimento, ma davvero, lasciamo perdere

Lui: Ma perché???

Lei: Oddio devo proprio dirtelo con parole crude… ok..come vuoi tu.. NON MI VA!!! NON VOGLIO SCOPARE CON TE! NON DESIDERO SESSO STASERA!! INSOMMA NOOOOO

Lui: Sei proprio SICURA?

E a quel punto lei non sapeva se ridere o piangere. Ma poi decise. E decise di sprofondare in una grossa, grassa, liberatoria risata e mise giù la cornetta. Sarebbe andata a letto con un bel film romantico, tanti stuzzichini golosi e il suo pigiamone di pile che sarà stato pure antistupro ma era mille volte più caldo delle lenzuola di un motel…


postato da: iisabel alle ore 19:02 | link | commenti (10)
categorie: cosa